* PARTE QUARTA

 

Sempre nel 2009, l’UNESCO ha pubblicato un aggiornamento del Framework for Cultural Statistic, che già nel 2006 aveva definito le industrie culturali come “industries wich combine the creation, production and commercialization of creative contents wich are intangibile and cultural in nature” e “those [industries] in wich the product or service contains a substantial element of artistic or creative endeavour”.

Il Framework del 2009 concepisce sostanzialmente le ICC come attività che agiscono attraverso sei ambiti diretti (patrimonio culturale e naturale, performance e celebrazioni, arti visive e artigianato, libri e print media, media dell’audiovisivo e interattivi, design e servizi creativi) e due ambiti correlati, ossia turismo (che comprende la filiera dell’ospitalità e dell’”accomodation”) e sport-ricreazione. La considerazione del settore turistico nel contesto delle ICC è chiaramente cruciale nell’ottica del matrimonio.

In particolare però, il modello proposto dal Framework dell’UNESCO è interessante ai fini di questa ricerca perché introduce il “culture cycle”, sviluppato per catturare il processo di creazione di valore all’interno e attraverso gli ambiti sopra citati. Il cerchio culturale così pensato include: la creazione (origine dell’idea e contenuto); la produzione (la creazione del lavoro culturale, che sia “one-off – artigianato o produzione artistica – nelle forme della riproducibilità culturale di massa – libri, film ecc – o ancora di manifattura di beni necessari per il lavoro culturale, come gli strumenti musicali ad esempio); la disseminazione (distribuzione di prodotti culturali generalmente di massa a consumatori e “exhibitors”, ad esempio la distribuzione cinematografica); l’esibizione/ricezione (fornitura a un pubblico di esperienze live e/o non mediate, attraverso la concessione o la vendita di un accesso riservato al consumo/partecipazione in attività culturali spesso “time-based”); il consumo/partecipazione (il consumo da parte di pubblico e partecipati di prodotti culturali e il prendere parte ad attività culturali ed esperienze, ad esempio leggere un libro, guardare un film, visitare un museo…).

Particolarmente significative in questa lettura circolare sono “the interconnections across these activites, inlcuding the feedback processes by wich activities (consumption) inspire the creation of new cultural products and artefacts”.

Il matrimonio è per definizione un “oggetto” che comporta inevitabili interconnessioni di attività diverse, con lo scopo di creare attraverso linguaggi e professionalità differenti, un unico prodotto/evento finale. Inoltre, non può esistere senza connettersi e dialogare attivamente con il cliente finale/consumatore (gli sposi) che dettano le linee guida del processo creativo e ne definiscono i nuovi e originali “prodotti” (siano essi sombolici o artefatti) che da e per esso vengono generati. Dunque questo modello che include questi fattori e definisce chiaramente le diverse fasi processuali e i diversi input (creazione, produzione, disseminazione, esibizione e consumo) risulta adeguato per leggere il comparto matrimoniale che crea idee, produce prodotti, dissemina contenuti, esibisce esperienze e prevede in modo assoluto il consumo e la partecipazione.

Un ultimo modello, tutto italiano, è proposto dal Libro bianco sulla creatività commissionato dal Ministero della Cultura nel 2009. Qui le ICC sono suddivise in tre aree, accomunate dalla centralità (nei processi economici) del concetto di applicazione della creatività: il patrimonio storico e artistico; le industrie del contenuto, orientate alla produzione di contenuti, informazione e comunicazione; la cultura materiale (design, moda, artigianato e industria del gusto).

Dove si vadano a posizionare in questo modello le industrie matrimoniali è piuttosto evidente, essendo in gran parte legate alla creazione di contenuto e di prodotti materiali. Particolarmente interessante però, nel contesto del wedding, è il fatto che - per la prima volta - questo modello inserisce tra le ICC anche l’industria del gusto, assolutamente centrale nel matrimonio che, inteso come evento, non può mai prescindere dal consumo di cibo e di conseguenza dalla creatività culinaria e dalla produzione ad esso legata.

 

 

Riferimenti bibliografici
Terry Flew, The Creative Industries – Culture and Policy, SAGE, 2012
Lauso Zagato, Marilena Vecco, Le culture dell’Europa, l’Europa della cultura – Economia e management della cultura e della creatività, Franco Angeli, 2011

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